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“Nei paesi come il mio
il cartello con la classica scritta Benvenuti è sempre pieno di buchi di
pistole e fucili perché indica che si tratta di un territorio sotto
controllo insomma chi ci entra deve sapere a quali rischi va incontro”.


“Quel
giorno sono ripartito subito, la sera stessa, per il Nord. Ho buttato via
i vestiti che ancora puzzavano di quella puzza orribile di sangue
congelato, mi sono fatto portare alla stazione e mi sono detto, con
rabbia, che non tornerò mai più al mio paese”. |
Il Macero
è soprattutto il racconto dell’insolita
sensibilità di un ragazzo, della sua “ottusa” caparbietà nel cercare per
sé stesso una strada diversa. Del suo disagio a vivere in una comunità in
cui l’attitudine al delitto è divenuta scorza callosa e la banalità…
rimedio ad ogni ingiustizia. A tutto questo egli si ribella: prima
parlando, decidendo di raccontare, di non tacere, e poi abbandonando la
terra in cui è nato. La sua vorrebbe essere un’emigrazione morale, oltre
che economica e sociale; un’emigrazione che nasce dal rifiuto di accettare
l’abitudine alla morte che fa da sfondo ad una magra e indigesta
esistenza contadina. «Il
Macero» è
la storia di una fuga, certo, è però anche, almeno nelle intenzioni,
l’esposizione “chirurgica” di un taglio etico, politico, nei confronti di
un inferno quotidiano, quello dell’Agro–aversano, che non genera nemmeno
eroi ma solo martiri. La scelta appare univoca quando il protagonista si
trova a dover accompagnare il cognato all’obitorio per riconoscere e
ricomporre la salma di un parente assassinato nella guerra tra clan
rivali.
Il Macero non indugia sulle
“gesta” del noto camorrista casertano, delle quali peraltro vi è ampia
traccia nelle cronache giornalistiche e giudiziarie. E quando si sofferma
sulle vicende del clan che negli anni Ottanta sfidò
la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, lo fa per descrivere, con
un’impostazione surreale, il destino iperrealista di un paese alla deriva.
Un paese in cui il cartello con la scritta “Benvenuti” è pieno di buchi di
proiettili; in cui è “quasi” legale truffare le assicurazioni o
esercitarsi al tiro contro il portone di una persona che ti è antipatica.
Un paese in cui la cosiddetta modernità è giunta sotto forma di armi
tecnologicamente avanzate o di auto di lusso e di telefoni cellulari, che
l’uso di quelle armi consente di acquistare. Un paese in cui o diventi un
“muschillo” (la sentinella di un boss) o frutta da macerare.
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